SKREAM / BALLARE PERCHÉ È BELLO
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2026 / [MU] - ARTICLE / LANGUAGE [IT]

Diciannove anni. L’età in cui ogni pensiero intrusivo ti si siede sul petto e ti spiega che è ora di trovare il tuo posto nel mondo, possibilmente entro giovedì. Ti senti gigante e minuscolo nello stesso pomeriggio, ogni passo sembra quello decisivo e invece è solo un altro passo, e intanto quel senso di responsabilità di merda ti mastica come una gomma che ha perso il sapore da ore.

Oliver Jones a diciannove anni stava dietro il bancone di Big Apple Records, a Croydon, a passare dischi a gente che ne sapeva quanto lui ma aveva la faccia più seria. Nel 2005 tira fuori Midnight Request Line, e la dubstep, che fino a lì era roba da feste in casa degli amici che non piacciono a tua madre, si ritrova con un pezzo che ti fa muovere la testa senza chiederti il permesso. Per lui ogni colpo di cassa era la scoperta di un pianeta nuovo, e si sente ancora adesso.

Skream è uno di noi. Ci piace la musica, ci piace la festa, ma soprattutto ci piace ballare anche quando siamo stanchi morti, con le gambe bloccate e la maglietta fradicia. E non per sfogo, non perché la settimana è stata una merda e bisogna sfogarsi prima di ammazzare qualcuno. Si balla perché ballare è bello, fine. Nessun trauma da elaborare, nessun messaggio, solo bassi che ti fanno mettere in dubbio l’integrità strutturale dell’edificio in cui sei, e tu.

Semplificare non sempre toglie. A volte riduce l’essenziale a due o tre cose degne di nota e butta via il resto. Senza rimpianti. Skream lo sa, e si vede: bassoni prepotentissimi, e sopra melodie quasi stupide, giocose, a tratti idiote, che sembrano scritte da un bambino con una tastiera giocattolo. Mentre mezza scena faceva a gara a chi era più cupo, più tecnico e più incazzato col mondo, lui suonava tre note e sorrideva soddisfatto.

Skream dà tutte le dimostrazioni di sapere quello che fa. Quando il wobble è diventato la caricatura di sé stesso si è rotto il cazzo ed è passato alla disco e alla house, beccandosi i “venduto” di rito da gente che ascoltava la stessa traccia da sei anni. Non ha cambiato idea, ha cambiato scarpe: il punto è sempre stato far ballare la gente e ballare insieme a lei.

Il tuo posto nel mondo, alla fine, non lo trovi, in particolar modo a diciannove anni. Però ogni tanto ti trova lui, a fine serata, sudato e distrutto davanti a una cassa, con una melodia da fischiettare e un po’ di gioia sulla pelle. Non hai risolto nulla, ma stai da Dio.

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BY XOR-NAND