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C’è chi la musica la balla, chi la abbraccia, chi la ama con tutta la tenerezza di cui è capace. E poi c’è Quentin Dupieux, in arte Mr. Oizo, che ci inciampa. Siccome cadere da solo gli sembra uno spreco, ti viene addosso mentre va giù, e a terra ci finisci anche tu.
Fanculo le armonie soavi, si fottano le melodie dolci, i giri di chitarra e le code di pianoforte. Si fotta il buongusto, si fotta il decoro. Cerchi un pezzo romantico per fare l’amore con la tua dolce metà? Attaccati al cazzo. Qui si inciampa finché non ci si rialza più.
Anche la sua carriera musicale nasce da un inciampo. Dupieux voleva fare cinema, e nessuno gli dava i soldi per due tracce da mettere nel film. Invece di fermarsi davanti all’ostacolo ci è caduto sopra, e sotto c’era un sintetizzatore. Così nasce Mr. Oizo, e quello che ne esce non è musica elettronica: è idiozia sofisticatissima.
Analog Worms Attack (1999) è un’esperienza fisicamente drenante, una specie di Inferno dantesco in cui Virgilio non si è presentato. Al suo posto c’è Mike Tyson, con qualche Jägerbomb di troppo, che invece di accompagnarti ti prende per il colletto e ti trascina dentro loop ripetuti fino allo sfinimento. Si ferma solo per prendere a cazzotti le linee di basso. In che girone finisci lo decide lui. A fine disco il sound cool degli anni Novanta è steso per terra con una gomitata nello stomaco, e non si rialza.
Nove anni dopo arriva Lambs Anger (2008), e per un attimo sembra di ascoltare dance. Dura poco. C’è un robot francese che sabota le tracce mentre le produce e, appena accenni un passo, ti fa lo sgambetto: techno senza bassi, house senza casa, un rave così segreto che non si presenta nessuno. Quentin gioca sporco e lo sa benissimo. Ti senti in colpa per aver aspettato il drop? Fai bene. Speravi in qualcosa di più accessibile? Lo stronzo sei tu.
A molti Lambs Anger fa ribrezzo. A me piace da impazzire, ed esattamente per gli stessi motivi: è tutto troppo spigoloso, troppo cacofonico, troppo distorto. Troppo troppo, ed è giusto così. La magia non sta nella coerenza tra i pezzi, che non c’è, e nemmeno in Flat Eric, il pupazzo giallo che sembra l’unica cosa a tenere insieme la discografia. Sta nel fatto che Mr. Oizo ti ricorda una cosa: quando perdi il filo, puoi sempre metterti a giocare col gomitolo.
Qui la musica non si suona. Si prende a testate.
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BY XOR-NAND