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Sono le quattro del mattino e sei ancora a letto a guardare un video di indiani che tirano su strutture incredibili usando solo le mani, il fango e un po’ d’acqua di ruscello. Lo sai benissimo che non è vero un cazzo e che appena fuori dall’inquadratura c’è un Bobcat con una benna da cinque tonnellate, ma te ne fotti e lo guardi lo stesso, fino alla fine.
Poi ripensi a lei. L’ultimo messaggio che le hai mandato è di un anno e mezzo fa. Controlli: ancora non l’ha visualizzato. Non è finita come volevi, fatti una vita, sfigato. Oppure no, perché adesso è proprio di questo che hai bisogno: la finzione è più gentile della realtà.
Burial (2006) è il disco per quando hai bisogno di sussurrarti con dolcezza una bugia. Per quando metti su musica non perché ti va di ascoltarla, ma perché il silenzio fa troppo rumore.
È una galleria che rende omaggio ai suoni di scarto. Un po’ ambient, un po’ dubstep, senza essere fino in fondo né l’una né l’altra, ma con un rispetto quasi religioso per il linguaggio di tutte e due. Burial non produce tracce, progetta ambienti emotivi: la strada di casa bagnata, con le gocce che brillano sotto la luna, o una festa in una casa di Bristol dove arrivi qualche secondo prima che finisca.
I bassi della dubstep inglese ci sono, ma restano dietro le quinte. Le melodie e le voci entrano in scena solo per poter sparire, come i pali della luce che scorrono e scompaiono dal finestrino del tram mentre torni a casa. I beat sembrano buttati in un cassonetto di Londra, raccattati e curati in una cantina dopo una serata di merda sotto la pioggia. Quello che conta davvero è quello che manca.
Con Untrue (2007) Burial si prende la voce. La prende, la storpia, la cambia, la trasforma, e con quelle voci mette insieme un racconto affettuoso, sensuale ma senza carne, sussurrato a te dal sogno di qualcun altro.
Secondo me Untrue è un disco d’amore, anche se non ho nessun motivo serio per pensarlo. Forse la magia sta proprio lì: Burial non prova a portarti da nessuna parte, preferisce restare esattamente dove sei. Fermo, accanto a te, finché ti serve. Magari Burial non è mai esistito, o magari sei tu che avevi bisogno di credere in qualcuno che non c’era. Cambia poco.
Nella realtà, quella vera, il video degli indiani è finito e lei non ti risponderà mai. Ma adesso puoi chiudere gli occhi e sognare quel cazzo che vuoi. Vero o no, Burial non se ne va da nessuna parte.
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BY XOR-NAND